05 Settembre 2025
il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha firmato l’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027. Un evento senza precedenti, che segna una svolta decisiva nella storia della contrattazione collettiva nel settore pubblico. Per decenni, infatti, gli accordi sono arrivati con ritardi enormi, spesso a contratto già scaduto da tempo.
Per capire la portata di questo evento, è utile guardare al passato. Da quando la contrattazione nazionale è stata introdotta nella PA con il decreto legislativo n. 29/1993, i contratti sono stati quasi sempre firmati in ritardo. Il primo CCNL, quello per il triennio 1994-1997, fu siglato solo nel 1995. Questo ritardo è diventato la norma, con accordi firmati al limite della scadenza o addirittura fuori tempo massimo, come nel caso dei contratti del 2002-2005 e 2016-2018. Per non parlare del periodo 2010-2015, in cui la contrattazione collettiva è stata addirittura sospesa per motivi di bilancio.
La vera rivoluzione dell'accordo siglato lo scorso anno è che le risorse per i prossimi contratti, e persino per quello successivo, sono già state inserite nella contabilità pubblica. Questo ha permesso di togliere le trattative da quel "bazar" politico che è il tavolo della Legge di Bilancio, dove spesso le esigenze dei lavoratori pubblici venivano sacrificate per far fronte ad altre priorità. Con 10 miliardi già disponibili per il triennio in corso e ulteriori stanziamenti per il 2028-2030, il problema della mancanza di risorse è stato finalmente superato.
L'importanza di questa partenza anticipata non si limita alla velocità. I risultati ottenuti nella tornata precedente sono stati eccezionali: un aumento salariale di quasi il 6% (circa 160 euro lordi mensili in media), la sperimentazione della settimana lavorativa di 4 giorni, e significativi miglioramenti su temi importanti come i buoni pasto e lo smart working.
Ma il vero punto di svolta è la possibilità di mettere al centro del dibattito la trasformazione del lavoro pubblico stesso. Con la parte economica già in gran parte definita, c'è lo spazio per concentrarsi su temi cruciali. L'accordo stesso, nella dichiarazione congiunta numero 10, ha già indicato i punti principali:
Superamento dei tetti per il trattamento economico accessorio.
Continuità della contrattazione grazie agli stanziamenti già previsti.
Welfare integrativo e agevolazioni fiscali sui premi di produttività.
Sviluppo delle carriere e formazione.
Rafforzamento degli istituti partecipativi nelle relazioni sindacali.
Il sindacato ha ora la grande opportunità di cogliere questa sfida, di andare oltre la semplice richiesta di aumenti salariali e di pensare in modo più ambizioso al futuro del pubblico impiego.
Come si dice in un'antica massima, "quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada". La meta è chiara, e questa volta, la contrattazione avrà una partenza anticipata come non mai. I motori si stanno scaldando e la partenza è imminente.
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